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Guardate mai le carte nautiche?

carta nautica dell'isola d'Elba

Tempo di crociera e, qualche infausta volta, di urti contro scogli sommersi che se la prendono con il timone, con il bulbo della barca a vela o con la carena e le eliche delle barche a motore.

Spesso questi incidenti sono causati da una condotta incauta della navigazione durante la quale si dovrebbero tenere sott’occhio il GPS, ma anche le obbligatorie carte nautiche, che qualche volta sono rimaste a casa.

Il risultato è che spesso ci si avvicina troppo alla costa, si naviga dove non c’è acqua sufficiente o dove sono riportati degli scogli sommersi troppo vicini al pelo dell’acqua, ma anche quando ci si avvicina troppo ad un faro o ad una segnalazione che indica una secca. In questo caso non avvicinatevi soltanto per leggere se c’è scritto qualcosa sul faro davanti alla costa: usate il binocolo, ma prima ancora consultate in continuazione la carta nautica, non fidandovi mai della profondità indicata dall’ecoscandaglio perché la barca cammina, i dati vengono superati e cambiano di secondo in secondo, a meno che non navighiate parallelamente ad una costa sabbiosa.

A me, in qualità di perito assicurativo, è capitato di dovermi sentir dire varie volte dal conducente di una barca che ha urtato contro uno scoglio perché non indicato sulle carte. Controllando le carte, come si dovrebbe, si può invece notare che la zona pericolosa normalmente è ben chiara e, di conseguenza, è meglio starci alla larga.

Così non ha fatto un presuntuoso che ha sfondato la sua barca a vela classica, molto bella, contro lo scoglio dell’Algajola, in Corsica. Il giorno prima della sua partenza gli avevo detto “occhio all’Algajola” quasi per scherzo e lui mi aveva risposto che era un vecchio navigatore e sapeva bene dove era.

i resti di una collisione in mare

Due giorni dopo ho trovato la barca a terra, in cantiere, con una vela buttata negligentemente sulla murata, l’ho alzata, ho visto una grossa falla che, mi hanno spiegato gli operai addetti, era stata fatta contro l’Algajola!

Se ne deduce che, anche se conoscete bene la zona, non vi dovete mai distrarre, come invece è capitato ad un altro mio conoscente che per anni è passato sopra alla secca di Capo Bianco all’Elba, ben segnalata sulle carte, senza mai aver problemi, salvo quando mi ha chiamato per dirmi che, ripassando lì sopra per l’ennesima volta, aveva urtato malamente con il bulbo!

Che dire di più? Se vi capita un incidente, chiamatemi subito per telefono e cercherò di assistervi anche da lontano, come faccio dal 1974.

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