Chiamami al 335 7021640

Home » barche in vetroresina » Barche in vetroresina: difetti veri o presunti [Intervista]

Barche in vetroresina: difetti veri o presunti [Intervista]

immagina di una barca in vetroresina

Un’intervista all’Architetto Gino Ciriaci

Leonardo Vannuci: La costruzione delle barche in vetroresina nasconde delle insidie che possono portare a controversie. In alcuni casi vengono rilevati dei difetti. Si tratta sempre di reali problemi strutturali, di errori di costruzione o si tratta soltanto di difetti presunti?

Gino Ciriaci: Dobbiamo partire un attimo da come nascono le barche in vetroresina per comprendere meglio.

Gli stampi per la formatura delle barche sono sempre formati da più pezzi, uniti tra loro a mezzo di bulloni prima della laminazione. In pratica lo scafo viene realizzato, ormai da anni, in un unico pezzo e, a fine stratificazione, gli stampi vengono aperti per estrarre le stampate, come non tutti gli utenti sanno, ma sanno sicuramente gli esperti del settore.

Il gel-coat viene applicato nello stampo su tutta la sua superficie e deve aderire ad ogni parte di esso e, naturalmente, il gel-coat viene spruzzato o dato a pennello anche sulle zone di giunto che, pur combaciando, presentano all’interno sempre un leggero stondo: il gel-coat penetra anche in queste zone e, quando si estrae la stampata, è chiaro che un po’ di esso, entrato nella giunta, appare come cordoncino o cresta all’esterno dello scafo. Questo piccolo cordone verrà poi eliminato negli interventi di carrozzeria immediatamente successivi all’estrazione dallo stampo e la zona che è stata carteggiata viene poi stuccata e rifinita nuovamente con il gel-coat.

Siccome però lo stucco può avere un leggero ritiro anche a fine del lavoro o dopo un po’ di tempo dalla consegna della barca, potrebbe poi essere appena visibile un leggero incavo rettilineo (come era l’accoppiamento degli stampi) oppure una riga appena rilevata. Questo non ha alcuna conseguenza né tecnica, né estetica, né ancor meno strutturale, come è ben chiaro a chi sappia come è realizzata una barca in vetroresina. E invece… Invece capita che qualche cosiddetto esperto vedendo il sottile ritiro o la sottile linea si metta a starnazzare asserendo

  1. che la barca è stata riparata (!)
  2. che è un grave vizio costruttivo (idiozia)
  3. che si tratta di occultamento di “qualche cosa di grave come urti o altro”.

Si tratta di affermazioni insostenibili, se non di fronte a acquirenti ignari, ma che sono gravi, false e soprattutto tendenziose. Queste affermazioni tagliate con l’accetta tendono infatti o a non fare acquistare quella barca in caso di compromesso, pensando a future parcelle, o a sollecitare costosi quanto inutili interventi in un cantiere, ovviamente indicato e di fiducia del cosiddetto tecnico.

LV: Questi problemi insorgono soltanto per ciò che attiene alla costruzione della barca o anche in fasi successive della sua vita?

Gino Ciriaci: Non solo. Un caso analogo si può presentare quando si parla di osmosi, di riparazioni più o meno ben fatte o di ragnatele: queste si presentano nel gel-coat, soprattutto agli angoli o dove il gel-coat è troppo spesso o la vetroresina, invecchiata, è diventata troppo elastica. Ricordo che lo spessore del gel-coat normalmente va da 6 a 8 decimi di millimetro o poco più. Appare dunque chiaro che il gel-coat viene dato in strato sottile. Quando invece si superano gli spessori indicati il gel-coat troppo spesso diventa anche più fragile e può bastare un colpo per romperlo.

LV: Quale dev’essere allora il ruolo di un tecnico in questi frangenti?

Il perito o il tecnico esperto e corretto devono spiegare il difetto, indicarne l’origine, le conseguenze ed eventualmente anche il tempo necessario per la riparazione, ma non caricherà mai il difetto e non lo esalterà, perché un tecnico deve fare il tecnico e non il commerciante.

In sintesi invito gli appassionati e i proprietari di barche a chiedere sempre al tecnico spiegazioni ben chiare e indiscutibili sugli eventuali difetti rilevati, perché è un preciso diritto di chi chiama un medico di avere spiegazioni chiare sulla malattia.

Particolarmente detestabile è poi l’atteggiamento di quel tecnico navale che, avendo visitato alcune barche per l’acquisto e avendole trovate – stranamente – tutte piene di difetti e rifiutate, sembra decidersi poi per una barca chea “sembra in buone condizioni, ma sento che c’è qualche cosa che non va”.

Dato che tra un tecnico e un sensitivo ci sono e ci devono essere sostanziali differenze, mi sembra il caso di ricordare che chiedere spiegazioni chiare e obbiettive è un preciso diritto di chi chiama un tecnico ed è un preciso dovere dello stesso tecnico dire la verità.

Capita purtroppo che ogni tanto un meccanico che deve giudicare lo stato dei motori di un barca da acquistare dia immediatamente parere negativo, senza neanche aver utilizzato i propri strumenti, ma solo guardando quelli installati a bordo (molto probabilmente non tarati e, dunque, inaffidabili). In un caso del genere di solito il venditore se la piglia a male e il tentativo d’acquisto finisce in Tribunale. Un’idiozia del genere è più diffusa di quel che si pensi e, come unica conseguenza, si hanno spese a non finire e per anni. Ma non si era partiti per comprare una barca?

Tornando al titolo, appare chiaro che i vizi e difetti sono ben visibili, mentre i furbacchioni sono sempre in agguato, ma non sono facilmente individuabili.

LV: In definitiva bisogna sempre capire il buon senso di chi ci sta difronte e pretendere risposte chiare e circostanziate.

Gino Ciriaci: Niente di meno. Quindi, come dico sempre, “Non prendete fregature!”

intervista a cura di Leonardo Vannucci (l.vannucci@affabula.com)

 

Condividi questo post:
error20
Post Tagged with

Comments are closed.