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Coperte in teck o no?

Il tempo passa anche per le coperte di teck: un bellissimo legno che resiste alle intemperie, ma che si consuma, soprattutto nelle zone di passaggio e nel pozzetto.

Immagine di una coperta in Teck molto usurata

Nelle foto si vede una coperta di una ventina d’anni, in cui il teck si è consumato al punto tale che non c’è più la gomma (foto 1).

Questo capita sulle barche parecchio vecchie (foto 2) e la prima reazione del proprietario è quella di chiedere di rigommarla. Per fare questo bisogna che ci sia ancor qualche millimetro di teck, in modo da poter fresare, prima di arrivare a vedere la vetroresina sottostante.

La prora di una barca in Teck

Inutile cercare di rigommare quando non c’è più spessore sufficiente, considerando che la scanalatura del comento deve avere almeno 4 millimetri di spessore a partire dalla coperta.

È vero che ho conosciuto anche dei cantieri in cui il comento in teck veniva fresato fino ad arrivare alla vetroresina, ma è una soluzione che normalmente si evita perché altrimenti la gomma, che si inietta con la pistola, risulta incollata su due lati del teck ma anche alla base, sulla vetroresina, fatto che non permette alla gomma di dilatarsi a sufficienza, a meno che non si monti sulla vetroresina una piccola striscia di nailon giallo, come suggerito dalla SIKA: la più conosciuta fabbrica di gomma da coperta.

Spesso, quando ormai non c’è più spessore sufficiente del teck, è meglio smontare i filarotti di teck ormai consumati e sostituire parte della coperta con il teck nuovo.

Siccome quest’operazione ormai è veramente costosa, si preferisce, ovviamente per risparmiare, o togliere tutto il teck e verniciare con antiskid la coperta in vetroresina, oppure rivestire la coperta priva di teck con una coperta di materiali sintetici, abbastanza diffusi e con le righe dei comenti di colore o chiaro o nero, a imitazione del teck.

Capisco che su una barca d’epoca o una barca di una certa età a cui si tiene molto forse è meglio riverniciare direttamente la vetroresina della coperta, risparmiando così la spesa per il teck, spesso non molto sostenibile.

Una ragazza sta eliminando tutto il rimanente di una coperta in teck su una barca

Inutile dire che prima bisogna strappare tutto il teck (foto 3), poi carteggiare la coperta in vetroresina, stuccare ove necessario ed eventualmente riportare uno strato di vetroresina usando la resina epossidica. Su questo si potrà finalmente verniciare la coperta, esattamente come si è sempre fatto quando non si vuole spendere troppi soldi per una coperta in teck, molto bella e tradizionale, ma che rischia di essere per un bel buco nel portafoglio.

Vogliamo parlarne?

Architetto Gino Ciriaci


 

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